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I due “campi di sangue” (PDF) Edizione PDF

I due “campi di sangue”



(Basato sull’analisi di E.W. Bullinger: The Companion Bible, Appendice 161: The purchase of "the Potter’s field". Tutte le opere di E.W. Bullinger sono state pubblicate)

Come potete ricordare, la pubblicazione di ottobre scorso (ottobre 1996) era stata dedicata al tempo in cui Giuda morì. Credo che in quella pubblicazione ci siamo occupati soprattutto dell’aspetto temporale della morte di Giuda, e non ci siamo invece soffermati su tutti gli aspetti di questo evento. Fra gli aspetti delle testimonianze di Matteo e degli Atti che avevamo esaminato c’era l’acquisto di quello che viene chiamato “campo di sangue”. Questo nome compare in due passi del Nuovo Testamento: in Matteo 27:8 e in Atti 1:19. Di seguito forniremo entrambe le testimonianze insieme al loro contesto:

Matteo 27:3-8
“Allora Giuda, che lo aveva tradito, vedendo che Gesù era stato condannato si pentì e riportò i trenta sicli d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, tradendo il sangue innocente». Ma essi dissero: «Che c’importa? Pensaci tu!». Ed egli, gettati i sicli d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. Ma i capi dei sacerdoti presero quei denari e dissero: «Non è lecito metterli nel tesoro del tempio, perché è prezzo di sangue». E tenuto consiglio, comprarono con quel denaro il campo del vasaio, come luogo di sepoltura per i forestieri. Perciò quel campo è stato chiamato sino ad oggi: Campo di sangue”

Atti 1:15-19
“In quei giorni Pietro, alzatosi in mezzo ai discepoli (or il numero delle persone riunite era di circa centoventi), disse: «Fratelli, era necessario che si adempisse questa Scrittura, che lo Spirito Santo predisse per bocca di Davide riguardo a Giuda, che fu la guida di coloro che arrestarono Gesù. Perché egli era stato annoverato tra noi e aveva avuto parte in questo ministero. Egli dunque acquistò un campo col compenso dell’iniquità e, essendo caduto in avanti, si squarciò in mezzo, e tutte le sue viscere si sparsero. Questo divenne noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, cosicché quel campo nel loro proprio linguaggio è chiamato Akeldama, che vuol dire: Campo di sangue.”

Per la maggior parte delle persone, i due pezzi di terra menzionati in questi due passi sono identici, e il “compenso dell’iniquità” di Atti 1:18 corrisponde ai trenta sicli d’argento di Matteo 27:3-5. Tuttavia, le seguenti motivazioni ci dimostrano che non era affatto così:

1. Acquirenti diversi

Gli acquirenti del lotto di terreno di cui si parla in Matteo 27 erano diversi dall’acquirente del terreno di cui si parla in Atti 1. Infatti, il terreno di cui si parla in Matteo è stato acquistato DAI CAPI DEI SACERDOTI (Matteo 27:6-7), mentre il terreno di cui si parla in Atti è stato acquistato da GIUDA (Atti 1:18).

2. Denaro diverso

Il denaro che è stato utilizzato per l’acquisto del terreno di cui si parla in Matteo 27 era diverso da quello utilizzato per l’acquisto del terreno di cui si parla in Atti 1. Nel primo caso, infatti, sono stati usati i trenta sicli d’argento che Giuda aveva gettato nel tempio (Matteo 27:5-7) e quindi “il compenso dell’iniquità” che Giuda usò per comprare il suo pezzo di terra (Atti 1:18) non poteva essere costituito dai trenta sicli d’argento, poiché li aveva gettati nel tempio ed era impossibile che potesse usarli.

Per quanto riguarda l’identità e la fonte “del compenso dell’iniquità”, la frase stessa dichiara che si tratta di denaro ottenuto in modo disonesto. La stessa frase è usata anche in 2 Pietro 2:15, dove le stesse parole greche sono tradotte “salario d’iniquità”. Lì si fa riferimento alla ricompensa che Balaam amava (Numeri 22:7) e per cui aveva disobbedito a quello che Dio gli aveva ordinato1. In generale dunque, “il compenso dell’iniquità” è il nome dato ai soldi guadagnati in modo disonesto. Considerando ora il caso specifico di Giuda, Giovanni 12:6 afferma chiaramente che “era ladro e, tenendo la borsa, NE SOTTRAEVA CIÒ CHE SI METTEVA DENTRO”. Pertanto, poiché Giuda era un ladro abituato a sottrarre ciò che si metteva dentro la borsa, possiamo facilmente comprendere che il denaro guadagnato in modo disonesto, “il compenso dell’iniquità” di Atti 1:18, non era altro che il denaro sottratto dalla borsa. Fu con questi soldi che Giuda comprò il suo pezzo di terra.

3. Parole greche diverse

Possiamo capire che i due pezzi di terra erano diversi dal fatto che vengono usate parole greche diverse per indicare ciascuno di loro. Purtroppo questa caratteristica si perde nella traduzione italiana che li traduce entrambi “campo di sangue”. Ma dal testo greco si capisce chiaramente che solo il pezzo di terra di cui si parla in Matteo poteva essere considerato un campo. Infatti, la parola greca usata per questo terreno è la parola “agros”, che significa “campo”.

Invece la parola greca usata in Atti 1:19 è la parola “chorion”, che significa “un posto specifico, proprietà terriera, tenuta2”. Quindi, mentre i sacerdoti e gli anziani comprarono un “agros”, cioè un campo, Giuda comprò un “chorion”, una proprietà. Secondo il testo greco, quello che i sacerdoti comprarono era un “agros di sangue” e quello che Giuda comprò era un “chorion di sangue”.

4. Motivi diversi per i loro nomi

Oltre a quanto detto finora, dobbiamo affermare che i due pezzi di terra sono stati chiamati rispettivamente “agros di sangue” (Matteo 27: 8) e “chorion di sangue” (Atti 1:19) per motivi diversi. Vediamo infatti che l’“agros di sangue” che i capi dei sacerdoti comprarono fu chiamato in questo modo perché fu comprato con “il prezzo del sangue” (Matteo 27:7,9), cioè con i trenta pezzi d’argento pagati per il sangue del Signore Gesù Cristo. Invece il “chorion di sangue” che Giuda comprò fu chiamato in questo modo perché Giuda si suicidò lì (Atti 1:19).

5. Conclusione

Alla luce di quanto detto, risulta evidente che Atti 1:15-20 e Matteo 27:3-8 parlano di due pezzi di terra diversi.

Matteo 27 parla di un campo, “agros”, che è stato comprato dai sacerdoti con i trenta pezzi d’argento che Giuda aveva gettato. È stato chiamato “agros di sangue” perché è stato acquistato con “il prezzo del sangue”, cioè con i trenta pezzi d’argento pagati per il sangue del Signore Gesù Cristo.

In Atti 1 si parla invece di una proprietà, una tenuta, “un chorion”, che è stato comprato da Giuda con il “compenso dell’iniquità”, cioè con soldi rubati dalla borsa. È stato chiamato “chorion di sangue” perché Giuda si è suicidato lì.

Anastasio Kioulachoglou

Italiano: Alesia M. (Christian-translation.com)

 

Riferimenti bibliografici

The Companion Bible: Kregel Publications, Michigan 49501, Edizione 1994.

 



Note

1. Per approfondimenti su Balaam si veda Numeri 22, 23, 24

2. Si veda E.W. Bullinger: “A Critical Lexicon and Concordance to the English and Greek New Testament”, Zondervan Publishing House, edizione 1975, p. 283, e Liddell - Scott: “A Greek - English Lexicon” (lo cito a memoria, ma non ricordo l’edizione e le pagine)